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Poesie scritte dai ragazzi del Laboratorio di Scrittura Creativa e di Teatro

 La morte di Francesco.

-la morte di un comune soldato-

 

Con i suoi occhi chiedeva perdono                        

al dio che lo aveva salvato                        

in altre occasioni del passato,

e la salvezza chiedeva in dono.

 

 Era un giovane soldato,

il suo nome era Francesco,

un militar tedesco,

che in guerra era stato mandato.

 

Un americano, ch’era fante,

gli aveva appena sparato

e al cuor l’aveva colpito,

così che morì sofferente.

 

 Questa fu la sua sorte,

senza tomba e senza gloria,

senza storia o memoria,

di come d’altri fu la morte.

 

Verso il nulla

 

Strada deserta, non c’è un auto, non c’è gente,

cammino solo e vado verso nulla, verso niente.

Non so dove mi trovo, ne dove arriverò,

paura ad ogni angolo, paura che lo imboccherò.

 

E cammino, cammino, cammino

Apparentemente solo, senza nessuno vicino;

ma guardando con più attenzione, io

mi accorgo che accanto a me c’è sempre Dio.

 

E cammino, cammino, cammino,

cammino e non mi fermo,

finché non raggiungo il primo bivio,

il bivio tra paradiso ed inferno.

 

E cammino per questa strada infinita,

e cammino per la strada della mia vita,

come per la loro fa tutta l’altra gente,

andiamo tutti verso nulla, verso niente.

  

Un cuore per la pace

-Il dono del cuore-

 

Ha permesso a molte persone, l’amore,

di comprender la crudeltà ch’è sulla terra,

tra povertà, violenza,sofferenza e guerra,

così c’han deciso di donare il loro cuore.

 

L’han fatto perché la pace voglion portare,

soffocando della guerra ogni frontiera,

l’han fatto anche con la preghiera,

perché la crudeltà possa terminare.

 

Or che han dato il cuor per la pace,

anche senza esso, continuano ad amare,

perché nel loro petto il battito ancor non tace.

 

Son queste le persone che dobbiamo rispettare,

perché se dessimo tutti un frammento del nostro cuore,

molte anime, anche noi, potremmo salvare.

 

 

Gioco d’amore

 

La vidi, una dea parea in viso,

di cui non c’è pari in natura,

che mutava a seconda del sorriso,

modellato sempre con tanta cura.

 

E come il pittore, in cerca d’ispirazione,

cerca con cura un paesaggio bello,

così io, in cerca dell’amore,

nelle rime, scelsi lei come modello.

 

Ma l’amor, come fuoco indomabile,

non si può ingannar facilmente,

se ti cattura è incontrollabile,

arde e brucia costantemente.

 

Cosi sentii nel cuor un esplosione,

l’amor, caden’ mi contro, mi travolse,

in egual modo con cui un alluvione,

inondan’ case, alle città le tolse.

 

E come colui che vuol altra porzione,

dopo aver assaggiato una pietanza,

or anch’io desidero l’amore,

di colei, simil a dea per sembianza.

 

 

Matteo Schiavo- classe IV As

 

 

 

 

 

 

Chi sei?

 

Dopo anni che hai cercato di scoprir chi sei,

vagando nella mente,

dopo anni che hai scavato nei pensieri tuoi,

non hai ottenuto niente.

  

 

Destino d’amore

 

Su, nell’immensità del cielo,

torna triste il dio dell’amore alato.

Giù, sotto ad un antico melo,

si piega dal pianto un lui disperato.

 

La cerca, ma ancor lei non risponde,

passa nella più sfarzosa crociera

le forzate nozze, e sopra quell’onde

la sua vita si fa sempre più nera.

 

Il loro amore sarà infinito,

e quel caldo giorno alla bella amata

scivolò una lacrima sul viso,

una lacrima ch’era ghiacciata.

 

Passaron ore, giorni, mesi ed anni,

negli abissi del grande e profondo mar,

come altre cose che son perenni,

quella lacrima rimane ancora là.

 

Al mio amor

 

Oh! Bellezza tanto rara,

impossibil da non amare,

hai rinchiuso in una tana

la tua anima e il tuo cuore.

 

Li hai chiusi con una chiave,

con la chiave dell’amore,

che può aver sol chi sa amare,

donando a te la luna e il sole.

 

Dell’universo son aviatore,

se volo con la fantasia,

per te raggiungo la luna e il sole

poi ti dedico la poesia.

 

Una strofa in rima baciata,

per la mia bella e dolce amata,

con la speranza d’ottener

altrettanto un bacio da te.

 

 

 

 

Alla luna

 

Oh! Grande oscurità che copri il cielo,

la notte è tanto buia e silenziosa

di sotto a questo grande e nero velo.

 

E di sopra, nel cielo, in gran posa,

compare, tra mille lucenti stelle,

la regina di lassù, bella e preziosa.

 

Ed è tra le meraviglie più belle,

sempre tonda o a spicchio, bianca o dorata,

l’ammiraron cavalieri e donzelle.

 

Prima nel moro ciel s’è alzata,

mostrando il suo viso medesimo,

e dopo, calata, s’è dileguata.

 

T’osserva da quell’infinitesimo

spazio dell’universo, ed ogni tanto

mi soffermo ed ammiro il suo incantesimo.

 

Illusioni

 

Tanto splendente par la luna,

brilla nel ciel come preziosa perla,

eppur non possiede luce alcuna,

specchia e risplende l’imperiale stella.

 

Copia sull’acque la sua gentil imago,

in modo sottile, tenue, inquieto, ma fioco,

che par esser dentro un mar od un lago,

per dolce effetto d’un perverso gioco.

 

Ed io ammiro quell’acque incantate,

dove si specchia del ciel la regina,

e vedo immagini dal cuor ricamate,

il viso leggiadro d’una ninfa marina.

  

 

 

poesia ironica

 

spinta verticale

 

 

la salma d’un uomo galleggia sul mare,

dal basso all’alto riceve una spinta,

spinta di direzion verticale,

pari alla massa dell’acqua respinta.

 

Matteo Schiavo- classe IV As

 



Cenere


Guardo alle spalle e vedo solo cenere.
Sotto la cenere: macerie e tanto dolore,
il mio dolore di aver bruciato
qualcosa che non era mio, ma di un altro.
E ora cerco disperatamente quel minuscolo
frammento di follia;
che ora mi farebbe
ricordare ancora .

E’ inutile.
Troppe persone frugano la cenere
per liberarsi da quel tormento
da quel rimorso che ora, non più folli,
li logora ancora e ancora.
E più cerco, più il vento sparge
negli occhi altra cenere
che acceca me e tuttii che
camminiamo senza vedere.

Purificato dalla cenere degli occhi.
ricomincio… ancora… alla ricerca, forse,
di una giustificazione, di un perchè
per tutto quello siamo riusciti a perdere:
la nostra integrità, la nostra purezza,
la nostra speranza…il nostro amore!

Per la quella sete di onnipotenza
che ti fa decidere la vita o la morte
di quelli a cui, con una carezza ed
un abbraccio,
dovremmo inumidire il volto
per liberarlo per sempre dalla grigia cenere.
 

Simone Luciani classe II Bs


 


 


Speranze

Vita come insieme di emozioni;
guerra come mezzo di drammatico orrore;
in guerra non esiste felicità,
solo morte palpabile con orride emozioni.

Anime vive e morte tormentate da un senso di lugubre.
Non esiste la speranza:
la ricerca della felicità.
Perché ormai nessuno crede nella pace.

E gli ultimi bagliori di speranza si spengono nell’oscura realtà della guerra.
La morte come una via di fuga dai tormenti della guerra.
Il gelido tocco della morte ci pare caldo abbraccio di felicità.

In guerra si spera di morire se si perde l’ultima fiamma di speranza.
Bisogna sempre sperare nella felicità,
e credere nella pace!

Non credete nelle frasi appena citate,
la speranza esiste, ed è sempre l’ultima a morire.

 

Gianmarco Giannasi classe I Bs
 


 

 

 

 

 

 

 

 

Un cielo grigio


Un cielo grigio si stagna sopra i nostri pensieri;
un cielo greve,,incolore ,che incombe
ora dopo ora, anno dopo anno;

un cielo che promette aria fredda e pungente,
che seccherà le piccole gemme di un prematuro pesco.

Fino a quando, sotto quel pesco,
un vecchio e un bambino ,si volgeranno stupiti al cielo
dando un senso ad un piccola nube bianca,

sapremo che la Pace, che è dentro di no,i
sta solamente aspettando di ricevere la sua forma
 



Sara Gianvincenzi II sportivo

Un profumo di pioggia


In un piovisco
le lacrime fitte
tra candide sparse.

Si ‘dora l’profumo
delle terre bagnate,
del cadenzar dei capelli

di una donna
inquieta,
con i suoi occhi

limpidi d’amore.
Si ‘dora l’profumo
dei piccoli tulipani

pianti nei vasi di cotto.
Si ‘dora l’profumo dei
mandorli solitari,

delle fragole
in campi verdi.
Profuma l’erbetta

tra le strade,
si ‘dora l’profumo
d’un fuoco spento.

Si ‘dora il rinfrescar
del vento,
che muove le gocce

profumate sui pini.
Si ‘dora il sudar
dei bambini,

intenti sotto le lacrime,
a continuar giocare.
Profumano le penne

dei ‘guelli,
sui nidi agli alberi spogli.
Profuma la neve

delle giovani montagne,
profuma la pioggia,
che cade leggera.

Dei Fanciulli

Dei fanciulli l’amore,
Dei fanciulli i litigi,
Dei fanciulli i cuori limpidi.

Dei fanciulli le lacrime piante
in paludi stigie di cuori spenti,
Dei fanciulli una vita infinita.

Dei fanciulli la mia vita,
Dei fanciulli un mondo migliore
che curano ai sapori leggiadri.

Dei fanciulli i pensieri soavi,
Dei fanciulli le fresche acque,
Dei fanciulli i ruscelli asciutti.

Dei fanciulli le grandi serate,
Dei fanciulli i pleniluni d’inverno,
Dei fanciulli le foglie d’autunno.

La luna di notte stellata

La luna di notte stellata, illumina lo cor mio,
la m’anima chiara,
se luma de l’ombra lunare.
Sento nel mo’ cor sordo, devanti a tanto splendor .
Me smarro all’occhio vedente;
spicchio che luccia, tra la notte stellata,
ogni lum è un homo che se smarra ad essa.
E’ la mezza, e la luna si veste,’i mi sveglio da quel pensiero,
lo cor batte, si rompe l’ luce e l’mondo tace.

 

Nykieforuk Francesco classe I Bs

Angeli senza ali

Piccoli angeli camminano tra le macerie
della loro infanzia,
sono angeli senza ali
perchè strappate dalla guerra.
Angeli senza sorriso
perchè negato dalla paura,
angeli senza amore
perchè angeli senza vita.

Anime dannate

Uomini,
che rompono il silenzio della pace..
vanno vengono distruggono.
Anime dannate
senza amore e senza pietà,
annientano case,
spezzano cuori.
Un solo gesto e tutto vola via.

Pace

Un soffio di vento
e tutto tace.
Cos'è la pace?
Desiderio di libertà,
speranza di vita e
pensieri felici di bambini che
non giocano più.
Un raggio di sole
e niente splenderà...
Neanche un sorriso
di quei bambini che
non sanno più cos'è la pace.
Si può pensare chiedere e sperare,
ma negare un sorriso
e impedire ad una vita di crescere...
No,non si può fare!
 

Jasmin Nunzi III As

 

 

 

 

 

 

 

Ma anche un bel racconto

Mercoledì 30 settembre 2009 Ore 5.54

“Era una notte buia e tempestosa”. Lui era lì sul pontile pronto a gettare via la gomena su quelle tavole di legno marcio colme di catrame e a levare l’ancora, pronto così a riunirsi agli altri pescatori, già partiti ore prima di lui, verso sud-est.

Se solo la sera precedente fosse andato a riposare presto, anche lui in quel momento sarebbe stato al di là della baia a sud-est, ma aveva ricevuto la notizia dalla donna che ormai era sua moglie da due mesi, che entro poco tempo sarebbe diventato padre.

Colmo di gioia, aveva discusso fino a tardi per quale nome sarebbe andato al suo primogenito e poi si era addormentato stringendo tra le braccia sua moglie, e quel che di lì a poco sarebbe divenuto un pancione e da cui suo figlio avrebbe stabilito i primi contatti con il mondo esterno scalciando e muovendo i suoi piccoli arti.

Così, mentre i soli rumori del villaggio erano una pioggia incessante che si abbatteva sugli alberi e sulla spiaggia poco distante dal porticciolo, mise in moto il suo fuoribordo da pochi cavalli, ereditato da suo padre, qualche mese prima della sua morte.

Xuan era lì, in compagnia del suo compagno di mille avventure, il suo cane. Il fuoribordo aveva macinato i chilometri di tre vite di pescatori e, complice la poca raffinatezza dell’economico carburante da lui utilizzato, singhiozzava a ogni metro e poi finì con lo spegnersi definitivamente.

Fu costretto a rinunciare sia per il suo livello di stanchezza fisica e mentale, sia per il guasto al motore, sia per lo stato di felicità che inebriava ogni sua vena che offuscava la sua mente.

Si disse che domani avrebbe fatto il doppio turno e, imbracciati i remi, si diresse verso la riva ancora pensieroso riguardo al suo futuro. Si accorse però che quel che sembrava la spiaggia era molto più vicina di quanto si aspettasse, così arrivando a pensare che la bassa marea fosse arrivata, tirò a sé la sua barca fino a dieci, quindici metri sulla spiaggia lontano dalla battigia.

Poi spalancò gli occhi e si ritrovò a fissare la cosa più strana che avesse mai visto … i pesci si erano forse offerti a lui? Era un segno che significava una svolta nella sua nuova parte di vita, la vita da padre?

Un’immensa distesa di pesci giaceva dinanzi a lui ancora agitata, con i soli riflessi che coordinava loro gli ultimi spasmi nel movimento.

Pensò che fosse un sogno: tutto ciò che vedeva faceva parte di un sogno, aveva la ferma convinzione di essere ancora nella sua palafitta, stringendo il caldo ventre di sua moglie.

Eppure era tutto vero. Così comincio a raccogliere tutti i pesci che vedeva ed a gettarli nella sua barca con la ferma convinzione che tutto ciò sarebbe scomparso entro poco tempo, come una bolla di sapone.

Mercoledì 30 settembre 2009 ore 6.48

Stremato, si concesse una pausa, dopo aver caricato la sua barca di tutto quel pesce, anche tipi che non aveva mai visto in vita sua, dei pesci di profondità a lui sconosciuti.

 Si distese sulla sabbia bagnata e gettò a sud-ovest il suo sguardo e vide dei puntini gialli, i suoi compagni pescatori. Poi fissò la luna e la sua stella fortunata sempre a Sud-Ovest, esse stranamente occupavano l’unica parte di cielo non coperta dalle nuvole cariche di pioggia.

Poi all’improvviso la vista delle luci svanì, sostituita da un vigoroso frastuono, che inghiottì tutto. Era una notte buia e tempestosa.

La sua ultima notte.”
 

Marcello Foschi