| |
|
Giornalino
anno scolastico 2009/2010 |
|
Sentimenti nascosti
Lo studio di Marco era buio, illuminato soltanto dalla flebile luce
d’un candelabro, che splendeva mostrando le tante foto sparse sulla
scrivania, foto di una donna bellissima, dagli occhi viola e dai
capelli mori, che sorrideva, quasi come se si stesse beffando di
lui.
Marco era ricurvo su un foglio da lettere, intento a terminare la
sua ennesima poesia per quella donna che sapeva di non poter avere.
Ricordava ancora quando da bambini giocavano insieme al parco
giochi, lei si sedeva sempre sull’altalena e gli chiedeva di
spingerla, e lui, appena lei si distraeva, fuggiva velocemente a
nascondersi senza farsi vedere, e si accucciava sotto lo scivolo, il
solito posto, sempre lo stesso, e lei lo sapeva, sapeva benissimo
dove trovarlo, ma fingeva comunque di cercarlo, poi inevitabilmente
lo trovava, quindi cominciavano a farsi il solletico a vicenda per
veder chi si arrendeva prima, ed era sempre lui a farlo.
Un così tenero ricordò creò un leggero sorriso sul volto di Marco.
Una scintilla s’accese nei suoi occhi e si spense in un attimo,
forse il riflesso della luce o il principio di una lacrima.
Marco rilesse la sua poesia da capo, i versi scorrevano lentamente
dalle sue labbra, dettati con tanto sentimento da una voce fioca,
sottile, appena sussurrata. Ripresa in mano la penna, concluse con
le solite parole: “Purtroppo non riceverai mai la mia poesia, perché
non troverò mai il coraggio di spedirtela, e non saprai mai quanto
ti amo. L’amore, maledettamente, ha voluto che fosse così.”
Infine firmò la lettera, la piegò e la mise nella busta, su cui
scrisse: “Per Sofia”, era questo il nome della donna per cui era
impazzito, o se ancora non lo era lo sarebbe stato da lì a poco.
Si soffermò ancora un attimo ad ammirare quel nome, che ora gli
appariva così tanto meravigliosamente angelico, quelle poche lettere
che stavano cambiando la sua vita.
L’amore per Sofia era nato in Marco già 21 anni fa, ai tempi del
liceo, e lui si era persino deciso a rivelarglielo, lo stesso giorno
in cui lei gli annunciò che avrebbe lasciato il paese e si sarebbe
trasferita in Sardegna con la sua famiglia; suo padre infatti era un
militare, gli aveva spiegato, e spesso cambiava città. A questa
notizia Marco aveva sentito stringersi il cuore, e non aveva trovato
il coraggio di proferire quelle due piccole ma potenti paroline: “Ti
amo”.
Presto i contatti tra i due amici si affievolirono, e con essi anche
l’amore che aveva tanto tormentato Marco, che finì per esser
considerato da lui stesso una semplice cotta adolescenziale.
Adesso, dopo tanti anni, si erano ritrovati; lui non sapeva ancora
che lei era tornata in paese, quando la rivide per la prima volta ad
un corso di poesie. Marco amava la poesia sin da quand’era bambino,
Sofia invece si era iscritta al corso soltanto perché trovava che
fosse un’interessante attività.
Era una giornata ventosa e i lunghi capelli mori della donna
svolazzavano come una bandiera al vento, mentre lei si avvicinava su
una bicicletta rosa da passeggio. Marco era davanti all’entrata
dell’aula, quando la vide arrivare la riconobbe immediatamente, ma
lei sembrava non riconoscer più lui; nessun cenno, nessun gesto, né
una parola dimostrò il contrario. Sofia era scesa dalla bicicletta
ed era già davanti a lui, ma ancora non dava segno di riconoscerlo.
Possibile che si era sbagliato? Che non era lei? Questi dubbi
tormentavano Marco, che fremeva dal desiderio di sapere se quella
donna era la sua carissima amica d’infanzia.
<<Piacere, io sono Sofia, anche lei signore è qui per il corso di
poesie?>> gli aveva detto lei.
<<Sofia>> aveva gridato lui in preda all’agitazione:<< Sofia, sono
io, Marco, non ti ricordi più di me?>>.
<<Marco, oh Marco!>> aveva esclamato Sofia, gettandosi tra le
braccia dell’amico.
Non fu amore a prima vista, quello che si suol dire “un colpo di
fulmine”, non poteva esserlo, ma con il tempo quel sentimento tanto
potente maturò nel cuore di Marco. Più la osservava più sentiva il
suo petto bruciare e soffriva, soffriva molto, ma allo stesso tempo
amava quella sofferenza, e non smetteva di osservarla, di ammirare
quella donna così bella, non tanto affascinante quanto leggiadra. La
freccia di Cupido aveva fatto centro.
Era passato quasi un mese da quando Marco la incontrò quel giorno,
per la prima volta dopo tanto tempo, e se ne era già innamorato come
un ragazzo, innamorato perso, ma temeva quell’amore, ne era
spaventato a tal punto da ridursi a scrivere le sue poesie, che
d’altronde non avrebbe mai spedito, di nascosto nel suo studio, nel
silenzio della notte.
Un antico orologio a pendolo, situato in un angolo della stanza,
suonò tre profondi rintocchi; Dong, il primo rintocco fece tornar
Marco alla realtà, era veramente molto tardi, il tempo era volato,
trascorso tra i tanti ricordi che alloggiavano nel suo cuore; Dong,
il secondo rintocco, e Marco si affrettò a riporre la bustina tra le
decine di lettere che riempivano il cassetto della scrivania; Dong,
infine il terzo rintocco, poi dei passi, vicini, troppo vicini, i
rintocchi dell’orologio li avevano coperti fino ad allora. Marco era
in preda al panico, in tua fretta e agitazione racimolò le varie
foto sparse sulla scrivania e le gettò nel cassetto, che richiuse
prontamente, poi senza riprender fiato si avventò su un grosso libro
che teneva ad un angolo della scrivania, lo afferrò, lo mise di
fronte a se e lo aprì alla pagina che capitò.
Un attimo dopo entrò nello studio una donna in vestaglia da notte,
dai capelli biondi e dagli occhi azzurri; si avvicinò a Marco
dicendogli: << È notte fonda, perché non vieni a dormire, caro?>>.
<<Hai ragione, amore; ero tanto preso dalla lettura di questo libro,
che ho perso la cognizione del tempo, finisco il capitolo e arrivo>>
mentì Marco.
La donna tornò in camera. Lui diede un profondo sospiro di sollievo,
inchiavò il cassetto, si alzò e la raggiunse.
Marco Ruggeri, 37 anni, aveva un buon lavora, tanti amici e una
moglie stupenda. Adorava andare al cinema, giocare a tennis e
scrivere poesie. Era felicemente sposato da ben 11 anni, quasi 12;
tra una settimana sarebbe stato il suo anniversario, e lui aveva
preparato tutto alla perfezione: cena a lume di candela, passeggiata
sul lungo mare, e infine a teatro, la solita serata romantica, poi
la sorpresa: aveva prenotato un viaggio su una crociera veramente
sfarzosa, gli era costato l’ira di Dio, ma avrebbe fatto tutto ed
altro per sua moglie.
Sua moglie, Anna Fiorini, era una donna meravigliosa, bella, dolce,
simpatica e soprattutto molto sensibile; amava suo marito, lo amava
più di ogni altra cosa al mondo, e sapeva che Marco contraccambiava
questo sentimento; era sicura che lo contraccambiasse, eppure
stavano sorgendo dei dubbi in lei, aveva notato che ultimamente suo
marito si comportava in modo diverso: restava chiuso nel suo studio
fino a notte fonda, usciva da casa presto e tornava tardi; non era
da lui, per la prima volta Anna prese in considerazione
l’eventualità che suo marito la tradisse.
<<Cosa ti aspettavi?>> gli disse Claudia, la sua miglior amica:<<Gli
uomini son fatti tutti cosi>>.
<<Io non credo che tuo marito ti tradisca>> la confortò
Roberta:<<Sarà solo stanco per il lavoro o stressato per qualcosa e
vuole aver qualche momento di relax; se fa tardi a tornare a casa,
magari è soltanto perché si è fermato a giocare un altro match di
tennis con gli amici>>.
<<È questo il punto>> ribattè Anna:<<A me sembra proprio che stia
trascurando il lavoro, il tennis e ogni sua attività>>.
<<Prova a parlarci allora, forse è solo una tua impressione>>
azzardò Roberta.
<<Ci convivo da quasi 12 anni, so accorgermi quando c’è qualcosa che
non va>> affermò Anna.
<<Ascolta a me>> disse Claudia:<<Se hai de dubbi, soddisfali,
mettilo alla prova: manda qualcuno a sedurlo e vediamo quanto può
essere fedele il tuo uomo>>.
<<Si certo>> disse ironica Roberta: <<Già che ci siamo, mandiamo
anche un investigatore segreto>>.
<<Non ascoltarla>> continuò Claudia:<<Segui il mio consiglio; prendi
ad esempio la nuova arrivata, com’è che si chiama?>>.
<<Sofia>> rispose Roberta.
<<Sì, lei. È perfetta>> riprese Claudia:<<È molto bella, e se non
sbaglio frequenta lo stesso corso di poesia a cui va anche Marco>>.
<<Sai>>disse Anna:<<Non avrei mai creduto di poterlo fare, ma credo
proprio che seguirò il tuo consiglio, non posso continuar a vivere
nell’angoscia e nel dubbio>>.
La mattina seguente Anna incontrò Sofia dalla parrucchiera, come
sperava. Dopo un lungo e alquanto confuso discorso, Anna riuscì a
spiegare a Sofia cosa aveva intenzione di fare.
Sofia esitò ad accettare, conosceva Marco sin da bambina e sapeva
che lui non avrebbe mai tradito la donna che ama, quindi fu in
principio anche un pochino irritata dal fatto che qualcuno potesse
accusare il suo amico di una tal cosa; poi però accettò la proposta,
in modo da dimostrare ad Anna quanto si sbagliava.
Dopo pranzo, come ormai gli era solito fare da alcuni giorni, Marco
uscì presto di casa e andò a distendersi sulla soffice erba del
parco, pensando e ripensando a lei, a Sofia, il solo pensiero che lo
assillava notte e giorno. Di solito rimaneva lì anche alcune ore, ma
questa volta aveva compagnia: Sofia, fingendo d’incontrarlo per
caso, gli si avvicinò e cominciò a conversare con lui, dopodiché
passò alla fase seguente, cioè provò a sedurlo in tutti i modi
possibili e immaginabili, mentre il povero Marco soffriva a causa
del suo grande conflitto interiore che gli percuoteva il tenero
cuore: amava veramente tanto Sofia, ma non avrebbe mai tradito sua
moglie.
La sera, quando Marco tornò a casa, non capiva più nulla, era fuori
di se; il conflitto interiore lo stava consumando sempre di più. Non
volle cenare, si chiuse nel suo studio, al buio, si sdraiò sul
divano e rimase lì, depresso, per 5 giorni; si rifiutava di
mangiare, di parlare, di far qualsiasi cosa: era impazzato
completamente. Sua moglie non sapeva come aiutarlo, era disperata,
non riusciva a vederlo ridotto in quelle condizioni, aveva paura che
prima o poi suo marito si uccidesse. Anna cercava in tutti i modi di
dar una spiegazione al comportamento irrazionale di suo marito e,
considerando il fatto che tutto era avvenuto il giorno in cui aveva
messo in atto il suo piano, ma anche che Marco (e per questo
ringraziava il cielo) non aveva ceduto a tentazione, era giunta alla
conclusione che suo marito aveva scoperto il tranello e si stava
semplicemente vendicando; poi però trovò le tante lettere dedicate a
Sofia che Marco teneva nel cassetto, e comprese tutto, comprese che
suo marito era segretamente innamorato della stessa donna che lei
aveva mandato a sedurlo, comprese che era colpa sua se ora Marco era
in quelle condizioni, sua era la colpa di aver orchestrato
quell’assurdo piano, facendo impazzire l’uomo che, certo, era tanto
innamorato di un’altra donna, ma cercava in tutti i modi di
rimanerle fedele. Anna si convinse d’aver fatto un irreparabile
torto a suo marito, e di aver il dovere di trovar una soluzione;
allora prese una drastica decisione: raccontò tutto a Sofia, che
sorprendentemente si rivelò anche lei innamorata di Marco; così
Anna, lo stesso giorno del loro anniversario, lasciò che quella
donna, che conosceva soltanto da poco tempo, intraprendesse una
relazione con suo marito, lasciò che suo marito andasse a vivere da
Sofia, lasciò che i suoi giorni felici terminassero, e tutto questo
lo fece per amore.
Marco era finalmente riuscito ad ottenere quello per cui aveva tanto
sospirato, a colmare quel vuoto nel cuore che aveva da mesi: non
poteva essere più felice di così; si riprese subito dall’attacco di
depressione, e iniziò a godersi la sua nuova vita. Col tempo, però,
Marco cominciò ad accorgersi che quel suo grande amore in realtà non
esisteva, era solo un’illusione, si accorse che ora che aveva
raggiunto il suo scopo non si sentiva soddisfatto come avrebbe
immaginato, si accorse d’esser stato l’uomo più idiota del mondo ad
essersi innamorato in tal modo a 37 anni, si accorse d’amare solo
sua moglie, perché era con lei che aveva trascorso i momenti più
belli della sua vita, ed era con lei che avrebbe voluto trascorrerne
il resto.
Sua moglie, nel frattempo, aveva avuto modo di riflettere, di capire
che il suo unico errore era stato quello d’amare troppo suo marito,
se la prese con lui e con tutto il mondo, arrivò a odiare persino se
stessa; Anna aveva deciso di uccidersi. Si trovava proprio sul
cornicione del quarto piano, accanto alla finestra del suo
appartamento, quando sentì quella voce: era la voce di suo marito,
che la cercava. Era tornato a casa. Anna rimase in silenzio, non gli
rispose, finché 5 minuti dopo, lui, giustamente preso da un brutto
presentimento, non si affacciò alla finestra, la vide, e scoppiò a
piangere. Lei sempre in silenzio rimase ad ascoltarlo, mentre lui le
parlava; tra il pianto e i singhiozzi Anna non comprese neanche una
parola, ma capì che dovevano essere parole molto belle, commoventi,
capì che suo marito l’amava ancora.
Son passati ormai 2 anni da quel giorno, e oggi Marco e sua moglie
vivono felicemente insieme, entrambi hanno gettato nel secchio i
tristi ricordi di quei maledetti mesi, e Dio ha premiato il loro
profondo amore con il dono più grande di tutto il creato: un figlio.
Matteo Schiavo |
|
Eccomi qui nuovamente a scrivere davanti al mio
computer,ma oggi è diverso,le altre volte avevo una traccia ben
precisa che la professoressa dettava a tutta la classe con molta
lentezza in modo che nessuno rimanesse indietro tra un lamento e
l'altro;ma come già ho detto ora è diverso sono qui in camera mia a
scrivere per la prima volta a voi anzi al giornalino della scuola
che ogni anno viene pubblicato con i testi scritti da noi studenti.
Anche l'altr'anno la mia professoressa mi aveva
chiesto di scrivere per voi,e io pensando che fosse una cosa noiosa
ho subito risposto di no, invece ora a dir la verità inizio a
divertirmi,penso che questo accada a causa delle cuffie che porto
alle orecchie con le mie canzoni preferite e pigio i diversi tasti a
ritmo di musica proprio come un cantautore fa con una propria
canzone e una chitarra a risuonare sempre quell'allegro ritornello
per trovare le giuste parole per la canzone;e spero che anche io
trovi le parole giuste per trasmettervi le mie emozioni e i miei
pensieri,cose che parlando non riuscirei neanche ad accennare.
Immaginate per esempio Joanne Kathleen
Rowling(autrice di Harry Potter)che a delle persone che neanche
conosce in una conferenza parlasse di un giovane mago in una scuola
di streghe e stregoni che sconfigge lo stregone più forte che ci sia
e che tra l'altro ha ucciso i suoi genitori quando il mago era
piccolo!!.
Voi cosa avreste pensato? Io a dir la verità l'
avrei presa per pazza e me ne sarei andato;invece grazie alla
scrittura é riuscita a diventare una persona molto famosa,è per
questo che io preferisco mille volte scrivere invece di
parlare,cosi riesco ad esprimermi meglio senza vergognarmi di un
giudizio che mi viene dato al momento, anche se positivo.
Pensate, mi vergogno anche con alcuni miei
amici per esempio a parlare di ragazze o anche di stupidaggini,
resta sempre il fatto che mi vergogno ed è per questo che mi rifugio
dietro l'inchiostro di queste parole.
Beh questo mio primo articolo è finito e spero
che vi sia piaciuto.
F.
Raponi
|
|
L’alcool: una delle cause delle stragi del sabato sera.
Come secondo me lo si può risolvere.
Un
fenomeno purtroppo oggi molto frequente tra i giovani è il binge
drinking cioè l’usanza di bere alcolici o super per ubriacarsi,
oppure l’usanza di “ponte”o “droga d’accesso” cioè di assumere
droghe o altre sostanza stupefacenti. Questi fenomeni sono indotti
dalla noia, da non avere nessun altro diversivo che li porta a li
porta a bere per trovare nell’alcool la possibilità di sentirsi più
grandi di quello che sono o per imitare i protagonisti delle fiction
televisive. Alcune volte secondo me è anche colpa dei genitori che
non gli fanno mai assaggiare una piccola quantità di alcool, perché
io penso che se ogni tanto se ne beve piccole quantità non fa male
alla salute, anzi serve per conoscere certi gusti ed evitare quando
si sta con gli amici di bere in modo esagerato arrecando seri danni
alla salute. I miei coetanei non sanno che bevendo tanto si arriva a
creare una dipendenza da alcool che porta le cellule nervose a
richiederne sempre maggiori quantità arrivando a bruciarsi oppure si
può incorrere in una cirrosi o in altre brutte situazioni.
La
cosa peggiore e che i ragazzi quando escono che vanno in discoteca
hanno la brutta abitudine forse anche per inconsapevolezza di
mischiare vari tipi di alcool creando una “ bomba chimica” per
l’organismo, poi a tutto questo si aggiunge la stanchezza e qualche
pasticca di estasi o altre droghe creando dei cocktails pericolosi.
Alla fine come se non bastasse quando escono dalle discoteche si
mettono alla guida di autovettura mettendo in pericolo la loro vita
e quella degli altri presenti in macchina e non; purtroppo questi
viaggi finiscono quasi sempre con incidenti mortali. Tutti questi
fenomeni prendono il nome di” stragi del sabato sera”e il fine
settimana basta accendere la televisione per sentire queste
disgrazie dove spesso arrivano a perdere la vita dei miei coetanei.
Quando avevo tredici anni in questo modo ho perso due miei amici;
loro erano dei ragazzi perbene e quella sera erano usciti da poco di
casa quando purtroppo per colpa di chi gli fece un sorpasso
azzardato perché ubriaco, si presero paura e si schiantarono contro
un muro perdendo la vita entrambi. Di questi fenomeni nella mia
città ne è successo anche un altro un anno fa: quando a un ragazzo
di ritorno da una discoteca alla guida di autovettura con a bordo
degli amici venne un colpo di sonno a causa della stanchezza e si
schiantò finendo di sotto da un viadotto; lui finì per molto tempo
in ospedale e i quattro ragazzi a bordo con lui persero la vita.
Le
cause di tutto questo si possono attribuire innanzitutto alle
famiglie perché vietano troppe cose ai figli, alla televisione che
presenta l’alcool come una cosa normale e ai baristi che basta che
vedono i soldi per dare alcool anche ai minori. Ad esempio, quando
per questo carnevale nel nord Italia un barista ha dato alcool ai
minori ad un solo euro; questo ha causato il coma etilico di alcuni
ragazzi.
Io
penso che tutte queste campagne che vengono fatte siano giuste per
far sapere ai miei coetanei a cosa vanno incontro e spero anche che
vengano migliorate con degli incontri al fine di ottenere dei
risultati concreti, inoltre penso che i baristi prima di dare
l’alcool dovrebbero chiedere un documento d’identità per appurarsi
dell’età della persona.
Io
sono un ragazzo perbene e ritengo di essere stato educato in modo
giusto dai miei genitori, i quali mi hanno sempre inculcato i valori
cristiani, nonché il rispetto per la vita che è unica e
irripetibile e che solo Dio ce la può togliere visto che è lui a
donarcela. Nell’educazione che ho ricevuto e che continuo a ricevere
i miei genitori mi hanno sempre parlato di tutto, ovvero sia delle
cose belle sia di quelle brutte insegnandomi a guardare in faccia la
vita con tranquillità e serenità anche nei momenti più tristi.
Inoltre mi hanno sempre insegnato anche il rispetto per me stesso e
soprattutto per il mio corpo, facendomi capire sin da piccolo che
qualsiasi forma di abuso sia di alcol che di droga a lungo andare
può causare dei danni irreversibili sia fisici che psichici, e in
questo modo ho capito che quando sarò più grande potrò
tranquillamente divertirmi senza ubriacarmi o drogarmi. L’unico
problema però è dato dal fatto che, come spesso la cronaca ci narra
anche i bravi ragazzi come me(e ce ne sono tanti) purtroppo spesso
vengono coinvolti in incidenti stradali anche mortali causati
dall’incoscienza altrui.
Civitavecchia,14/04/2010
Petrocchi Jasinski Luigi
Classe 2° BLsp
|
|
Il bullismo
e la violenza tra le giovani generazioni.
Perché tanta
violenza tra i giovani?
E' solo e
solamente bullismo?
Cosa penso
si possa fare tutti insieme per risolverlo.
Il bullismo è un
fenomeno sempre esistito, ma si è accentuato negli ultimi anni
diffondendosi tra bambini e adolescenti. Questa diffusione è dovuta
a causa dei malesseri che hanno colpito la nostra società. Il
termine bullismo deriva dal verbo inglese “to bully”che significa
tiranneggiare cioè fare il prepotente.
Il bullismo si manifesta in varie forme, da
quelle più lievi (come insulti e appropriazione di oggetti o denaro)
a quelle più gravi che arrivano a sfociare nella violenza fisica. I
bulli sono persone che manifestano un comportamento aggressivo che
sfogano sui compagni più deboli; questo è spesso dovuto a un
nervosismo causato da malesseri interiori, ma, facendo così,
dimostrano di essere più deboli.
Chi subisce atti di
bullismo spesso è una persona debole e non sempre denuncia subito
ciò che subisce per paura, quindi queste situazioni possono
protrarsi a lungo e alla fine si risolvono solamente con interventi
da parte degli adulti (genitori, insegnanti o forze dell’ordine).
Purtroppo oggi basta
accendere la tv per sentire parlare di questi atti; che non si
verificano solo nelle grandi città ma anche nei piccoli centri.
L’episodio che mi ha
colpito in modo particolare è stato quello che si è verificato
qualche anno fa in un istituto superiore in Piemonte quando dei
ragazzi hanno offeso e picchiato un loro compagno affetto da
sindrome di Down; poi, come se non bastasse per sentirsi più furbi e
superiori hanno ripreso tutta la scena con il telefonino e il
filmato lo hanno mandato in Internet. Questo episodio è stato così
grave che è dovuto intervenire il ministro della pubblica istruzione
prendendo seri provvedimenti.
Spesso il bullismo
non è solo opera di ragazzi ma anche di ragazze, come si sente dire
al telegiornale che delle ragazze di 16/17 anni si picchiano in modo
violento mandandosi in ospedale. Un altro esempio è quello che è
successo qualche anno fa nella mia scuola dove durante una festa
d’istituto prima delle vacanze di natale un ragazzo fu picchiato in
modo così violento che gli fu rotta la milza e glie la dovettero
asportare. Il caso fu così grave che fini su tutti i telegiornali.
Tutti questi atti
sono dovuti alla noia che imperversa tra i giovani portando spesso a
fenomeni che comportano la morte loro o di altre persone innocenti.
Nelle generazioni
passate il fenomeno era meno diffuso rispetto ad oggi perché vi
erano dei valori educativi più forti da parte delle famiglie e da
parte della scuola. Le famiglie all’epoca erano più unite e spesso
le madri, anziché lavorare come oggi, restavano a casa e educavano i
figli; l’educazione veniva poi rafforzata dalla scuola che era molto
più forte come istituzione rispetto ad oggi. Purtroppo oggi la
famiglia non è più vista come il cardine centrale dell’educazione
dei figli. I ragazzi spesso e volentieri sono abbandonati a loro
stessi senza avere una guida: nella maggior parte dei casi perché i
genitori lavorano entrambi e perciò dedicano poco tempo ai figli o
perché i genitori si separano e invece che occuparsi dei figli
pensano solo a farsi cattiverie tra di loro. Queste situazioni fanno
nascere nei ragazzi che le vivono dei veri e propri disagi
psicologici che li spingono poi a comportarsi male nei confronti dei
più deboli. La scuola, anche se si accorge di queste situazioni e
cerca di risolverle, non sempre ci riesce: sia perché come
istituzione è stata indebolita e anche perché non sempre riesce ad
instaurare il dialogo che vorrebbe con le famiglie, perché purtroppo
da parte della famiglia non c’è più collaborazione. Altre cause che
possono alimentare il bullismo sono: la televisione, che con la
trasmissione di filmati violenti è una cattiva educatrice;poi i
videogiochi violenti, perché spesso tanti ragazzi si lasciano
influenzare da queste scene a tal punto da riprodurle nella realtà.
Quindi arrivati a
questo punto potremmo risolvere il problema in molti modi: far sì
che le famiglie seguano di più i propri figli e che si facciano
rispettare molto di più come genitori, limitare la vendita e la
pubblicazione di film e videogiochi violenti, far si che le famiglie
spieghino ai loro figli la differenza tra gioco o film e realtà; e
infine per combattere la noia mettere sempre a disposizione dei
ragazzi corsi gratuiti in modo da tenerli impegnati e sottrarli dal
brutto mondo della strada.
Io sono un ragazzo
perbene che sono stato educato a determinati valori cristiani e
spero di non arrivare mai a fare queste atrocità nelle vita verso
persone più deboli; anzi spero sempre di aiutarle a meglio
integrarsi nella società per vivere meglio che è molto più difficile
che ridergli sopra per delle loro diversità. Questo è un elemento
fondamentale nella vita che contraddistingue i bravi e le persone
grandi, che spesso vengono prese per matte dagli altri che sono
inferiori e buoni solamente a provare invidia.
Civitavecchia, 14/04/2010
Petrocchi Jasinski Luigi
Classe
2° sezione BLsp
|
|
Un ricordo e un
caro saluto a Enza Busnengo dalla grande famiglia del Marconi
Ciao Enza!
Ciao, cara Enza,
solo ciao ti voglio dire, perché tu sei ancora qui con noi. So che
molte classi sono cresciute con te e tu sei qui con loro e ancora
con tutti quelli che verranno dopo.
Avevo scritto,
quando sei andata in pensione, proprio per te, che gli insegnanti
non vanno mai in pensione perché la loro passione, il loro credo, il
loro essere insegnanti rimane nel posto dove hanno “regalato” le
loro sensazioni, le loro competenze … il loro amore (l’insegnamento
è essenzialmente un atto d’amore!).
E ciò è vero…gli
insegnanti non vanno mai in pensione e… tu con le tue poesie, con il
tuo giornalino, con le tue meravigliose lezioni di grammatica e di
lettura dei Promessi Sposi, con il tuo essere insegnante del
biennio e anche insegnante per i ragazzi della Regione (ragazzi
difficili, che solo chi ama la scuola avrebbe potuto accettare
questa ulteriore sfida del bellissimo mondo dell’educazione).
Carissima, il tuo
giornalino vive e, sicuramente, parla ancora di te: la tua poesia,
sicuramente, parla ancora di te; il tuo insegnamento, sicuramente,
parla ancora di te e così per sempre!
I tuoi
alunni, anche quelli più svogliati e “apparentemente” più distratti,
ti sono vicini e sempre terranno care le tue lezioni, che, forse,
proprio quando crederanno di aver dimenticato, torneranno loro in
mente e in un attimo il loro pensiero riconoscente andrà a te che
li hai guidati proprio nelle classi più importanti per la loro
formazione.
Tante volte ho
ascoltato le tue considerazioni sui tuoi alunni e, sempre, hai avuto
per loro parole affettuose, le stesse che avevi per i tuoi
meravigliosi figli, che noi tutti colleghi abbiamo conosciuto
attraverso le tue parole: tu parlavi spesso di loro.
I tuoi amatissimi
figlioli sono eccezionali: bello il tuo ragazzo certo della tua
presenza in un altro mondo finalmente felice e dolcissima la tua
figliola con tante lacrime per la sua mamma. Intenso l’amore di
tuo marito, anche lui insegnante nella nostra scuola: sempre
insieme, sempre ad aspettarvi dopo le lezioni, sempre vicini a
condividere la stessa passione per la scuola.
E’ questa la
bellissima immagine che avete dato di voi in tutti i lunghi anni del
lavoro scolastico. Tutte cose belle per te. Per noi rimane il tuo
essere la professoressa del biennio dell’ITIS (le classi più
difficili e più belle per un insegnante) e il nostro amore per te!
Mi piace salutarti
come faccio con i miei ragazzi a teatro: “Grazie! Un inchino,
un applauso!”
Ti vogliamo bene.
E per i Tuoi
figlioli l’orgoglio e la consapevolezza di avere una mamma
eccezionale che, pur non avendoli mai trascurati, ha saputo donare
tanto amore alla Scuola e a tutti i suoi alunni.
Anna Baldoni
|
|